Chi trascorre il suo tempo ad analizzare la crisi del debito nell’eurozona, sa che c'è una domanda che gli viene posta in continuazione. Quando la moneta unica collasserà? La verità è che nessuno lo sa veramente. Potrebbe barcollare in continuazione per un altro decennio, da un summit europeo sulla crisi a un salvataggio d’emergenza.
Oppure potrebbe squagliarsi per fine mese, se alla Grecia dovesse essere rifiutata la terza tranche di aiuti e decidesse di uscire dall’euro. In realtà, un paio di mesi o un decennio non fanno differenza: perché per la maggior parte dei casi realmente importanti, l'euro è già morto. Perché non soddisfa più la maggior parte dei criteri di una valuta efficiente.
In questo momento, con la moneta che non è più vita ma ancora barcolla come uno zombie, l'euro sta scatenando il caos su più paesi d'Europa. Una volta smontato, i mercati di quei paesi potrebbero iniziare a recuperare, potenzialmente molto rapidamente.
Naturalmente l'euro appare ancora come una moneta. Ci sono banconote e monete, e si può ancora andare in un negozio di Amburgo, o in un caffè a Napoli, e ottenere beni in cambio, anche se con una certa quantità di mugugni. C’è una banca centrale, anche se non sembra avere un'idea molto precisa di quale sia il suo compito. E ci sono i sistemi di pagamento e i mercati valutari che lavorano come se l'euro fosse una parte vitale dei mercati finanziari globali.
Eppure, se ci pensate un po’ di più, l'euro non è una moneta in ogni senso della parola. Una moneta è solo in parte nella forma di banconote e monete. E’ anche un mezzo di scambio universalmente accettato, una riserva di valore nel tempo, e un modo di agevolare il commercio su lunghe distanze. Così la moneta si è evoluta nel tempo. Ma l'euro in realtà non soddisfa più tali criteri.
Prendete i tassi di interesse, per esempio. In Germania, i rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato sono meno del 2%. In Spagna sono vicini al 7%, e in Italia poco meno del 6%. E in Grecia? Meglio non chiedere. I rendimenti dei titoli di Stato contano, non solo per se stessi, ma perché segnano un punto di riferimento per il costo del denaro di tutta l'economia. In alcuni paesi non è possibile utilizzare l'euro per le importazioni a causa del timore che dracme o in lire possono improvvisamente sostituire l’ euro.
Ci sono già notizie secondo cui i commercianti di petrolio non vogliono fornire i clienti in Grecia. Perché no? Perché alla scadenza del pagamento, dopo sei mesi, potrebbero non essere pagati nella moneta che è stata oggetto della transazione, ma con una che vale molto meno. Lo stesso potrebbe presto essere vero per la Spagna.
E chi può biasimarli? Il petrolio è merce che si può vendere abbastanza facilmente in tutto il mondo. Perché vendere in un paese in cui vi è il rischio di non essere pagati, quando ci sono così tanti clienti alternativi?
Nel frattempo, il denaro fugge nei safe heavens, nei porti sicuri. Le agenzie immobiliari di Londra riferiscono che i telefoni squillano senza sosta, con ricchi possidenti dell’eurozona che vogliono comprare proprietà in cerca di un posto per parcheggiare la loro liquidità, e le case nella capitale britannica sembrano una scommessa sicura. Banchieri svizzeri sono annegati dal denaro contante in uscita da Italia e Germania. Chiunque abbia una ricchezza significativa vuole impiegarne una parte al di fuori dell’eurozona, perché sono preoccupati che la moneta un giorno possa implodere. Niente di tutto ciò succede in aree valutarie che funzionano. Fate un confronto con il dollaro Usa, che è davvero una moneta unica per gran parte di un intero continente.
Immaginate, per esempio, che una società in Alabama debba pagare tre volte di più il denaro rispetto a una del Maine, anche se fanno la stessa attività e hanno lo stesso merito di credito, solo perché una è nella parte sbagliata del paese. O che una società di Boston non possa importare automobili pagando in dollari, perché il fornitore di Detroit non accetta quel denaro. O che le persone in Texas acquistino case in California per proteggersi dalla potenziale rottura dell’ unione monetaria. Ben presto, l'economia degli Stati Uniti cesserebbe di funzionare. E comincerebbe a chiedersi se il dollaro sia ancora una moneta, in ogni senso.
Questa è la situazione nell’eurozona. L'euro ha ancora banconote e monete. Ma in quasi ogni altro senso, non è più davvero una valuta. Questo è più di un semplice punto semantico. E un punto che gli investitori devono cogliere. Quando una moneta smette di funzionare, i danni per l'economia sono immediati. Il commercio si interrompe. Gli investimenti vengono rinviati. Il capitale fugge. Molto rapidamente, la disoccupazione inizia a salire, e la produzione diminuisce. E’ esattamente ciò che sta accadendo nell’eurozona.
Questa parte della crisi, quando il sistema monetario cessa di funzionare in modo significativo, potrebbe essere il punto peggiore. Ma una volta che paesi come l'Italia e la Spagna ritornassero alla loro valuta, ci sarebbe un miglioramento molto rapido. Avere qualsiasi tipo di valuta che funzioni, anche se deprezzata enormemente di valore e senza molto rispetto nei mercati valutari, è molto meglio che non avere moneta del tutto.
Il rimbalzo delle economie dei paesi che hanno subito maggiormente l'euro-crisi sarebbe molto rapido. La maggior parte degli esperti prevedono caos, senza capire che il caos è quello che c’è ora. Nei fatti, quelle economie si riprenderebbero con forza non appena avessero una moneta di nuovo funzionante e così farebbero anche i loro mercati azionari. L'unica vera domanda è quando diventeranno così a buon mercato da tornare a comprare.
Oppure potrebbe squagliarsi per fine mese, se alla Grecia dovesse essere rifiutata la terza tranche di aiuti e decidesse di uscire dall’euro. In realtà, un paio di mesi o un decennio non fanno differenza: perché per la maggior parte dei casi realmente importanti, l'euro è già morto. Perché non soddisfa più la maggior parte dei criteri di una valuta efficiente.
In questo momento, con la moneta che non è più vita ma ancora barcolla come uno zombie, l'euro sta scatenando il caos su più paesi d'Europa. Una volta smontato, i mercati di quei paesi potrebbero iniziare a recuperare, potenzialmente molto rapidamente.
Naturalmente l'euro appare ancora come una moneta. Ci sono banconote e monete, e si può ancora andare in un negozio di Amburgo, o in un caffè a Napoli, e ottenere beni in cambio, anche se con una certa quantità di mugugni. C’è una banca centrale, anche se non sembra avere un'idea molto precisa di quale sia il suo compito. E ci sono i sistemi di pagamento e i mercati valutari che lavorano come se l'euro fosse una parte vitale dei mercati finanziari globali.
Eppure, se ci pensate un po’ di più, l'euro non è una moneta in ogni senso della parola. Una moneta è solo in parte nella forma di banconote e monete. E’ anche un mezzo di scambio universalmente accettato, una riserva di valore nel tempo, e un modo di agevolare il commercio su lunghe distanze. Così la moneta si è evoluta nel tempo. Ma l'euro in realtà non soddisfa più tali criteri.
Prendete i tassi di interesse, per esempio. In Germania, i rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato sono meno del 2%. In Spagna sono vicini al 7%, e in Italia poco meno del 6%. E in Grecia? Meglio non chiedere. I rendimenti dei titoli di Stato contano, non solo per se stessi, ma perché segnano un punto di riferimento per il costo del denaro di tutta l'economia. In alcuni paesi non è possibile utilizzare l'euro per le importazioni a causa del timore che dracme o in lire possono improvvisamente sostituire l’ euro.
Ci sono già notizie secondo cui i commercianti di petrolio non vogliono fornire i clienti in Grecia. Perché no? Perché alla scadenza del pagamento, dopo sei mesi, potrebbero non essere pagati nella moneta che è stata oggetto della transazione, ma con una che vale molto meno. Lo stesso potrebbe presto essere vero per la Spagna.
E chi può biasimarli? Il petrolio è merce che si può vendere abbastanza facilmente in tutto il mondo. Perché vendere in un paese in cui vi è il rischio di non essere pagati, quando ci sono così tanti clienti alternativi?
Nel frattempo, il denaro fugge nei safe heavens, nei porti sicuri. Le agenzie immobiliari di Londra riferiscono che i telefoni squillano senza sosta, con ricchi possidenti dell’eurozona che vogliono comprare proprietà in cerca di un posto per parcheggiare la loro liquidità, e le case nella capitale britannica sembrano una scommessa sicura. Banchieri svizzeri sono annegati dal denaro contante in uscita da Italia e Germania. Chiunque abbia una ricchezza significativa vuole impiegarne una parte al di fuori dell’eurozona, perché sono preoccupati che la moneta un giorno possa implodere. Niente di tutto ciò succede in aree valutarie che funzionano. Fate un confronto con il dollaro Usa, che è davvero una moneta unica per gran parte di un intero continente.
Immaginate, per esempio, che una società in Alabama debba pagare tre volte di più il denaro rispetto a una del Maine, anche se fanno la stessa attività e hanno lo stesso merito di credito, solo perché una è nella parte sbagliata del paese. O che una società di Boston non possa importare automobili pagando in dollari, perché il fornitore di Detroit non accetta quel denaro. O che le persone in Texas acquistino case in California per proteggersi dalla potenziale rottura dell’ unione monetaria. Ben presto, l'economia degli Stati Uniti cesserebbe di funzionare. E comincerebbe a chiedersi se il dollaro sia ancora una moneta, in ogni senso.
Questa è la situazione nell’eurozona. L'euro ha ancora banconote e monete. Ma in quasi ogni altro senso, non è più davvero una valuta. Questo è più di un semplice punto semantico. E un punto che gli investitori devono cogliere. Quando una moneta smette di funzionare, i danni per l'economia sono immediati. Il commercio si interrompe. Gli investimenti vengono rinviati. Il capitale fugge. Molto rapidamente, la disoccupazione inizia a salire, e la produzione diminuisce. E’ esattamente ciò che sta accadendo nell’eurozona.
Questa parte della crisi, quando il sistema monetario cessa di funzionare in modo significativo, potrebbe essere il punto peggiore. Ma una volta che paesi come l'Italia e la Spagna ritornassero alla loro valuta, ci sarebbe un miglioramento molto rapido. Avere qualsiasi tipo di valuta che funzioni, anche se deprezzata enormemente di valore e senza molto rispetto nei mercati valutari, è molto meglio che non avere moneta del tutto.
Il rimbalzo delle economie dei paesi che hanno subito maggiormente l'euro-crisi sarebbe molto rapido. La maggior parte degli esperti prevedono caos, senza capire che il caos è quello che c’è ora. Nei fatti, quelle economie si riprenderebbero con forza non appena avessero una moneta di nuovo funzionante e così farebbero anche i loro mercati azionari. L'unica vera domanda è quando diventeranno così a buon mercato da tornare a comprare.

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