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domenica 17 marzo 2013

Nel 2050 sarà la prima economia europea


La crescita turca in cifre: economisti internazionali a confronto sulla crescita del Paese della Mezzaluna.
“Tra dieci anni la Turchia diventerà una delle prime economie europee, e la prima nel 2050”. Progetto ambizioso, previsione azzardata o strategia economica? Ci penserà il tempo a confermare - o sconfessare – la tesi del presidente turco Abdullah Gul. Mentre oggi, analisti, economisti e docenti, restano spiazzati davanti al fermento nel Paese della Mezzaluna guidato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdoğan, definito dal Financial Times “l’uomo più potente della storia recente della Turchia”. 

Di fatto la Turchia oggi è la 16esima economia mondiale e la scalata annunciata da Gul, con un lasso di tempo così ampio davanti, sembra difficile da prevedere. Ma i repentini cambiamenti che hanno caratterizzato l’economia in questi ultimi anni, non escludono neanche ipotesi a lungo termine.
Dopotutto si tratta di un Paese che ha vissuto un decennio di boom economico con ritmi di crescita che definire “cinesi” è poco. Le percentuali vanno dall’8,5%-9% nel 2010 e nel 2011, a quelle meno positive, sebbene di poco, dello scorso anno, quando sono calate del 3%.
Il tutto mentre nel 2012 la Borsa turca ha vissuto un exploit formidabile, con l’indice Ise – il principale della Borsa di Istanbul – in crescita del 40% e l’Msci addirittura del 60,5%, ed è continuato a crescere il volume degli scambi con l’estero. Italia in testa, con la quale a partire dal 2000 il volume è aumentato costantemente, giungendo nel 2008 alla quota di 18,8 miliardi di dollari, con un aumento del 7,5% rispetto all’anno precedente.

Forte della sua rivoluzione economica, il governo di Ankara pare stia diventando una new entry sempre più appetibile anche per la Ue. In questa valutazione c’è lo zampino degli analisti che, se da una parte stimano ancora bassi i prezzi in rapporto alle potenzialità delle società turche quotate in borsa, dall’altra sembrano gradire il loro andamento, Fitch e Moody’s in testa, confermando l’apertura di credito concessa da Oltreoceano e promuovendo i titoli di debito turchi.

Il rischio, in un’economia in evoluzione come quella turca, è noto: diventare bersaglio di speculazione finanziaria. Anche per questo è entrata in vigore il 31 dicembre scorso una legge ad hoc contro chi “altera artificialmente l’andamento dei titoli in Borsa”. Le pene sono severe. Si va da 2 a 5 anni di carcere per non parlare del conto, salato, da pagare. Sulla scia della legge, secondo quanto spiega “Le Figaro” c’è chi ha preso provvedimenti. E, tra gli altri, “i maggiori istituti finanziari internazionali come Bank of America, Merrill Lynch, Commerzbank e Société Générale, hanno già provveduto a sospendere tutte le loro attività di produzione di note quotidiane in materia di finanza turca”.

mercoledì 14 novembre 2012

Pagamento col bancomat? Dal 2014 sarà obbligatorio accettarlo

Quante volte vi è capitato di voler pagare un caffè al bar con il bancomat e il cassiere vi ha risposto: “No, solo contanti”? Dal primo gennaio 2014 non vi succederà più. La novità è contenuta nel decreto sviluppo 2012 (parte seconda) del governo Monti e prevede una rivoluzione nelle norme sui pagamenti con moneta elettronica. Lo scopo dell'esecutivo è soprattutto quello di aumentare la tracciabilità dei pagamenti e combattere l'evasione fiscale. Ma il cambiamento potrà essere vantaggioso anche per i consumatori, che potranno optare per diversi metodi di pagamento.

In principio, l'esecutivo aveva pensato a fissare per i commercianti e i professionisti un obbligo ad accettare transazioni con carta di debito (meglio conosciuto come bancomat) e carta prepagata per acquisti di importo superiore ai 50 euro. La norma sarebbe entrata in vigore dal primo gennaio del 2013 ma le rimostranze dei commercianti, legate ai costi di mantenimento degli strumenti per gestire il pagamento elettronico, aveva indotto il governo a tornare sui suoi passi. L'esecutivo però non ha abbandonato il progetto e ha scelto di rinviare di un anno l'entrata in vigore delle nuove norme. Con un elemento fondamentale in più: la soglia dei 50 euro è eliminata. Questo significa che i commercianti saranno tenuti ad accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo.

Teoricamente, quindi, anche l'espresso al bar quindi si potrà pagare non in contanti. Tuttavia, riguardo alle cifre minime, come possono essere caffè, giornali, sigarette, biglietti dei mezzi, snack, si attende che i tecnici del ministero dell'Economia specifichino mediante decreto ministeriale i meccanismi di applicazione del provvedimento, che imporrà i medesimi obblighi anche alle transazioni tramite cellulare.

Oltre ai commercianti, come detto, le nuove norme varranno anche per le parcelle di professionisti (avvocati, medici, commercialisti...): dal primo gennaio del 2014, chiunque vorrà pagare con il bancomat potrà farlo e i professionisti non potranno rifiutarsi.

domenica 15 maggio 2011

Stress mentale: un lavoro precario è peggio della disoccupazione

La precarietà è uno dei mali del nostro secolo, ed anche se è un tema che riguarda il mondo del lavoro e la sfera sociale, come spesso accade in questi casi può arrivare ad incidere anche sulla salute mentale dei lavoratori. Un recente sondaggio effettuato in Australia, i cui risultati sono sicuramente paragonabili alla situazione italiana ed in generale Occidentale, ha una volta per tutte smentito l’assioma per cui è meglio un lavoro precario che nessun lavoro, almeno dal punto di vista della serenità. L’Università di Camberra ha sottoposto il sondaggio a 7.000 australiani, assegnando punteggi in base alla loro attività lavorativa (assunto a tempo indeterminato o precario o disoccupato, soddisfazione sulla paga, rapporto quantità di ore lavorative/stipendio, ecc.), ed ha valutato la salute psicologica dei volontari. Alla fine dei conti i ricercatori si sono così accorti che un lavoratore che passa dallo stato di disoccupato a quello di assunto a tempo pieno, guadagna 3 punti di salute mentale; al contrario uno che è disoccupato e passa ad un lavoro precario o sottopagato perde 5,6 punti, segno che se dal punto di vista del portafoglio la situazione migliora, da quello psicologico è un disastro. Lo studio serve per indicare la via nelle politiche lavorative che il Governo intraprenderà in futuro, ed in queste non si può far finta di nulla quando si parla di salute mentale della popolazione.

Stress da lavoro: l' UE impone attenzione

Quasi un terzo degli occupati in Italia, secondo l'Inail, si trova nella morsa dello stress da lavoro, ben oltre la media osservata in Europa (22%). Secondo un articolo comparso sul quotidiano la Stampa, basato su una ricerca condotta dall'Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, ridurre lo stress dell'ambiente lavorativo migliora la salute dei dipendenti ed estende i benefici economici e sociali ai datori di lavoro, in termini di soppressione di costi associati all'assenteismo.
La promozione della salute sul lavoro diventa quindi il nuovo imperativo per coordinatori e dirigenti. L'ente europeo sottolinea l'importanza della formazione e dei programmi per i datori di lavoro, soprattutto di quei corsi volti a sensibilizzarli sui segnali di stress che potrebbe affliggere il personale.
Limitando i fattori di stress, collaboratori e impiegati riuscirebbero a gestire al meglio le proprie mansioni, con effetti positivi sulla motivazione e sulla produttività. In più, il rendimento economico e il risparmio a lungo termine non riguarderebbe soltanto le aziende impegnate nella lotta contro lo stress, ma anche il sistema della sanità e, indirettamente, lo Stato.
L'Europa obbliga a misurare lo stress, dal 1/1/2011 infatti bisognerà valutare i rischi di stress da lavoro, come ribadito nella circolare del 18 novembre scorso, diffusa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, non solo è un obbligo del datore di lavoro, ma è anche un'attività che condiziona qualsiasi intervento di tipo organizzativo e gestionale in azienda che deve comprendere 'tutti i rischi' per la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, compresi quelli 'immateriali' come lo stress lavoro-correlato.
Chi non garantirà ai dipendenti un ambiente lavorativo il più possibile esente da situazioni stressanti continuate e rischiose per la salute sarà punibile dal codice penale.

Salute: caffe' doping' mentale in momenti stress

Alla prossima riunione di lavoro, occhio a cosa stanno bevendo i vostri colleghi. Secondo uno studio studio della Bristol University (GB), infatti, bere caffè migliora la prontezza della mente femminile nelle situazioni stressanti. Un 'doping mentale' che pero', per l'altra metà del cielo, ha l'effetto opposto: manda infatti letteralmente in crisi gli uomini. Insomma, sorbire un cappuccino o mandar giù un espresso migliora la performance femminile nei momenti delicati. Ma le stesse bevande alterano la memoria maschile e rallentano il processo decisionale. Una ricerca che, notano gli studiosi britannici, puo' avere riflessi importanti. "Molti meeting, inclusi quelli in cui vengono prese decisioni militari o o politiche, sono probabilmente a dominanza maschile - spiega la psicologa Lindsay St. Clare - Dal momento che la caffeina è la sostanza stupefacente più consumata al mondo, le implicazioni globali" della ricerca sono enormi. I ricercatori volevano capire cosa fa il caffè al corpo quando questo è sotto stress, come ad esempio durante una riunione molto delicata. Così sono stati 'arruolati' 64 uomini e donne, divisi in coppie dello stesso sesso. Ognuna doveva completare una serie di compiti, inclusi negoziati, puzzle, sfide di memoria. A uno dei componenti delle coppie è stato dato caffè decaffeinato, mentre l'altro beveva una tazza con una ricca dose di caffeina. Così si è visto che la performance maschile nei test di memoria era notevolmente alterata dal caffè 'vero', e anche il tempo impiegato per completare i puzzle si allungava (in media di 20 secondi) rispetto a quello dei 'colleghi' armati di decaffeinato. Per le donne, invece, la tazzina si è rivelata un potente alleato, come si legge sul 'Journal of applied Social Psychology'. Le volontarie, in particolare, hanno finito il puzzle ben 100 secondi prima con l'aiuto della caffeina.

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