domenica 17 marzo 2013

L'evoluzione dei marchi nel tempo: com'erano e come sono


Il logo è un elemento fondamentale per la riconoscibilità di un'azienda, e spesso è la chiave per il successo. Stocklogos.com, una community dedicata al design del marchio e all'identità visiva, ha selezionati alcuni loghi celebri e ne ha seguito l'evoluzione nel tempo. Ecco com'erano e come li conosciamo oggi.

L'ultima grande azienda che ha fatto discutere per il suo cambio del logo è stata Microsoft che, dopo 25 anni ha deciso di cambiare la sua immagine in concomitanza con il lancio di Windows 8.
Il nuovo logo riporta il nome Microsoft in Segoe, un tipo di carattere che la multinazionale utilizza già da diversi anni per la sua comunicazione. E il simbolo multicolore tanto caratteristico è diventato quadrato.
Prima di questo restyling, l'immagine di Microsoft era affidata al logo sulla destra, lanciato nel 1987 e informalmente chiamato "Logo Pac-Man" perché presenta un taglio nella lettera O ad altezza della S (per enfatizzare la parola "soft") che graficamente ricordava la sfera gialla dei videogiochi. Il logo sulla sinistra invece è il primo utilizzato dalla compagnia e risale al 1975.
Il primo logo di Apple fu realizzato da Ronald Wayne (se vuoi scoprire chi è leggi il nostro approfondimento sul fondatore perduto di Apple). Nel bordo che circonda il logo si legge "Newton … A Mind Forever Voyaging Through Strange Seas of Thought … Alone." traducibile con "Newton, una mente sempre in viaggio attraverso strani mari di pensiero... da sola".
Il logo che oggi compare su tutti gli iPad e gli iPhone è stato introdotto solo nel 2003.

Nel lontano 1889 un'azienda giapponese specializzata nei giochi di carte scelse un logo in cui apparivano 3 ideogrammi: nin, ten, do.
Nel 1967 la compagnia si è convertita all'elettronica ed è divenuta il gigante delle console che conosciamo. Il nuovo logo risale al 2006.
Il logo della Lego nel 1935 e come è oggi nella versione che è stata mantenuta dal 1998.
Il logo originale con la fenice, risale al 2002. La volpe di Firefox arrivò nel 2004. Nell'attuale versione del 2009 richiama l'elemento fuoco.
Il primo logo Shell risale al 1900 e non era molto riconoscibile e invitante. La nuova versione decisamente più colorata risale al 1999.
Logo Xerox, com'era nel 1948 e com'è diventato nel 2008.
Il logo della Mazda fece il suo debutto nel 1934. Da allora l'azienda optò per un più astratto design in cui spicca la lettera "M" dal 1935 al 1975 e, di nuovo, nel 1991. La versione attuale risale al 1997.
Logo Nissan nella versione del 1983 e del 2002.
La prima versione del logo Canon risale al 1933. Quella attuale, molto semplice, è del lontano 1956.
Il logo di Discovery Channel nella versione del 1985 e del 2009.
Dalle sue origini, l'Ibm è passata attraverso vari restyling della sua identità di brand. Non solo cambiando il logo, ma anche il nome. Il marchio originale risale al 1889 e allora l'acronimo rimandava all' International Time Recording Company (ITRC). International Business Machines è stato introdotto nel 1924 e ha portato all'attuale logo, realizzato nel 1972.
Logo Kodak nella versione del 1907 e del 2006.
British Airways nella versione del 1973 e del 1997.
Un logo che ha subito una metamorfosi davvero interessante. La Bell Telephone Company ha creato il marchio originale nel 1900. Nel 1964 l'identità aziendale venne affidata al "AT&T" (American Telephone and Telegraph Company). Il logo più recente risale al 2005 ed è completamente diverso dall'originale.

Nel 2050 sarà la prima economia europea


La crescita turca in cifre: economisti internazionali a confronto sulla crescita del Paese della Mezzaluna.
“Tra dieci anni la Turchia diventerà una delle prime economie europee, e la prima nel 2050”. Progetto ambizioso, previsione azzardata o strategia economica? Ci penserà il tempo a confermare - o sconfessare – la tesi del presidente turco Abdullah Gul. Mentre oggi, analisti, economisti e docenti, restano spiazzati davanti al fermento nel Paese della Mezzaluna guidato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdoğan, definito dal Financial Times “l’uomo più potente della storia recente della Turchia”. 

Di fatto la Turchia oggi è la 16esima economia mondiale e la scalata annunciata da Gul, con un lasso di tempo così ampio davanti, sembra difficile da prevedere. Ma i repentini cambiamenti che hanno caratterizzato l’economia in questi ultimi anni, non escludono neanche ipotesi a lungo termine.
Dopotutto si tratta di un Paese che ha vissuto un decennio di boom economico con ritmi di crescita che definire “cinesi” è poco. Le percentuali vanno dall’8,5%-9% nel 2010 e nel 2011, a quelle meno positive, sebbene di poco, dello scorso anno, quando sono calate del 3%.
Il tutto mentre nel 2012 la Borsa turca ha vissuto un exploit formidabile, con l’indice Ise – il principale della Borsa di Istanbul – in crescita del 40% e l’Msci addirittura del 60,5%, ed è continuato a crescere il volume degli scambi con l’estero. Italia in testa, con la quale a partire dal 2000 il volume è aumentato costantemente, giungendo nel 2008 alla quota di 18,8 miliardi di dollari, con un aumento del 7,5% rispetto all’anno precedente.

Forte della sua rivoluzione economica, il governo di Ankara pare stia diventando una new entry sempre più appetibile anche per la Ue. In questa valutazione c’è lo zampino degli analisti che, se da una parte stimano ancora bassi i prezzi in rapporto alle potenzialità delle società turche quotate in borsa, dall’altra sembrano gradire il loro andamento, Fitch e Moody’s in testa, confermando l’apertura di credito concessa da Oltreoceano e promuovendo i titoli di debito turchi.

Il rischio, in un’economia in evoluzione come quella turca, è noto: diventare bersaglio di speculazione finanziaria. Anche per questo è entrata in vigore il 31 dicembre scorso una legge ad hoc contro chi “altera artificialmente l’andamento dei titoli in Borsa”. Le pene sono severe. Si va da 2 a 5 anni di carcere per non parlare del conto, salato, da pagare. Sulla scia della legge, secondo quanto spiega “Le Figaro” c’è chi ha preso provvedimenti. E, tra gli altri, “i maggiori istituti finanziari internazionali come Bank of America, Merrill Lynch, Commerzbank e Société Générale, hanno già provveduto a sospendere tutte le loro attività di produzione di note quotidiane in materia di finanza turca”.

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