domenica 17 marzo 2013

L'evoluzione dei marchi nel tempo: com'erano e come sono


Il logo è un elemento fondamentale per la riconoscibilità di un'azienda, e spesso è la chiave per il successo. Stocklogos.com, una community dedicata al design del marchio e all'identità visiva, ha selezionati alcuni loghi celebri e ne ha seguito l'evoluzione nel tempo. Ecco com'erano e come li conosciamo oggi.

L'ultima grande azienda che ha fatto discutere per il suo cambio del logo è stata Microsoft che, dopo 25 anni ha deciso di cambiare la sua immagine in concomitanza con il lancio di Windows 8.
Il nuovo logo riporta il nome Microsoft in Segoe, un tipo di carattere che la multinazionale utilizza già da diversi anni per la sua comunicazione. E il simbolo multicolore tanto caratteristico è diventato quadrato.
Prima di questo restyling, l'immagine di Microsoft era affidata al logo sulla destra, lanciato nel 1987 e informalmente chiamato "Logo Pac-Man" perché presenta un taglio nella lettera O ad altezza della S (per enfatizzare la parola "soft") che graficamente ricordava la sfera gialla dei videogiochi. Il logo sulla sinistra invece è il primo utilizzato dalla compagnia e risale al 1975.
Il primo logo di Apple fu realizzato da Ronald Wayne (se vuoi scoprire chi è leggi il nostro approfondimento sul fondatore perduto di Apple). Nel bordo che circonda il logo si legge "Newton … A Mind Forever Voyaging Through Strange Seas of Thought … Alone." traducibile con "Newton, una mente sempre in viaggio attraverso strani mari di pensiero... da sola".
Il logo che oggi compare su tutti gli iPad e gli iPhone è stato introdotto solo nel 2003.

Nel lontano 1889 un'azienda giapponese specializzata nei giochi di carte scelse un logo in cui apparivano 3 ideogrammi: nin, ten, do.
Nel 1967 la compagnia si è convertita all'elettronica ed è divenuta il gigante delle console che conosciamo. Il nuovo logo risale al 2006.
Il logo della Lego nel 1935 e come è oggi nella versione che è stata mantenuta dal 1998.
Il logo originale con la fenice, risale al 2002. La volpe di Firefox arrivò nel 2004. Nell'attuale versione del 2009 richiama l'elemento fuoco.
Il primo logo Shell risale al 1900 e non era molto riconoscibile e invitante. La nuova versione decisamente più colorata risale al 1999.
Logo Xerox, com'era nel 1948 e com'è diventato nel 2008.
Il logo della Mazda fece il suo debutto nel 1934. Da allora l'azienda optò per un più astratto design in cui spicca la lettera "M" dal 1935 al 1975 e, di nuovo, nel 1991. La versione attuale risale al 1997.
Logo Nissan nella versione del 1983 e del 2002.
La prima versione del logo Canon risale al 1933. Quella attuale, molto semplice, è del lontano 1956.
Il logo di Discovery Channel nella versione del 1985 e del 2009.
Dalle sue origini, l'Ibm è passata attraverso vari restyling della sua identità di brand. Non solo cambiando il logo, ma anche il nome. Il marchio originale risale al 1889 e allora l'acronimo rimandava all' International Time Recording Company (ITRC). International Business Machines è stato introdotto nel 1924 e ha portato all'attuale logo, realizzato nel 1972.
Logo Kodak nella versione del 1907 e del 2006.
British Airways nella versione del 1973 e del 1997.
Un logo che ha subito una metamorfosi davvero interessante. La Bell Telephone Company ha creato il marchio originale nel 1900. Nel 1964 l'identità aziendale venne affidata al "AT&T" (American Telephone and Telegraph Company). Il logo più recente risale al 2005 ed è completamente diverso dall'originale.

Nel 2050 sarà la prima economia europea


La crescita turca in cifre: economisti internazionali a confronto sulla crescita del Paese della Mezzaluna.
“Tra dieci anni la Turchia diventerà una delle prime economie europee, e la prima nel 2050”. Progetto ambizioso, previsione azzardata o strategia economica? Ci penserà il tempo a confermare - o sconfessare – la tesi del presidente turco Abdullah Gul. Mentre oggi, analisti, economisti e docenti, restano spiazzati davanti al fermento nel Paese della Mezzaluna guidato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdoğan, definito dal Financial Times “l’uomo più potente della storia recente della Turchia”. 

Di fatto la Turchia oggi è la 16esima economia mondiale e la scalata annunciata da Gul, con un lasso di tempo così ampio davanti, sembra difficile da prevedere. Ma i repentini cambiamenti che hanno caratterizzato l’economia in questi ultimi anni, non escludono neanche ipotesi a lungo termine.
Dopotutto si tratta di un Paese che ha vissuto un decennio di boom economico con ritmi di crescita che definire “cinesi” è poco. Le percentuali vanno dall’8,5%-9% nel 2010 e nel 2011, a quelle meno positive, sebbene di poco, dello scorso anno, quando sono calate del 3%.
Il tutto mentre nel 2012 la Borsa turca ha vissuto un exploit formidabile, con l’indice Ise – il principale della Borsa di Istanbul – in crescita del 40% e l’Msci addirittura del 60,5%, ed è continuato a crescere il volume degli scambi con l’estero. Italia in testa, con la quale a partire dal 2000 il volume è aumentato costantemente, giungendo nel 2008 alla quota di 18,8 miliardi di dollari, con un aumento del 7,5% rispetto all’anno precedente.

Forte della sua rivoluzione economica, il governo di Ankara pare stia diventando una new entry sempre più appetibile anche per la Ue. In questa valutazione c’è lo zampino degli analisti che, se da una parte stimano ancora bassi i prezzi in rapporto alle potenzialità delle società turche quotate in borsa, dall’altra sembrano gradire il loro andamento, Fitch e Moody’s in testa, confermando l’apertura di credito concessa da Oltreoceano e promuovendo i titoli di debito turchi.

Il rischio, in un’economia in evoluzione come quella turca, è noto: diventare bersaglio di speculazione finanziaria. Anche per questo è entrata in vigore il 31 dicembre scorso una legge ad hoc contro chi “altera artificialmente l’andamento dei titoli in Borsa”. Le pene sono severe. Si va da 2 a 5 anni di carcere per non parlare del conto, salato, da pagare. Sulla scia della legge, secondo quanto spiega “Le Figaro” c’è chi ha preso provvedimenti. E, tra gli altri, “i maggiori istituti finanziari internazionali come Bank of America, Merrill Lynch, Commerzbank e Société Générale, hanno già provveduto a sospendere tutte le loro attività di produzione di note quotidiane in materia di finanza turca”.

lunedì 11 febbraio 2013

Aria polare su tutta la Penisola E lunedì arriva la “grande nevicata”


Il maltempo imperversa al Sud:la Calabria è la regione più colpitaMa il peggio arriva da domenica sera.

Grande nevicata in arrivo sull’Italia. Già oggi fiocchi bianchi in quantità su diverse aree del Sud, ma l’attenzione è rivolta a lunedì, quando una nuova perturbazione porterà un ulteriore peggioramento con intensa caduta di neve al Nord ed al Centro. La Protezione civile ha preallertato i gestori di autostrade e ferrovie e le organizzazioni di volontariato: occorre prepararsi ad affrontare eventuali situazioni critiche. Oggi, dunque, è soprattutto il Sud a battere i denti. Intense nevicate si sono registrate in tutta la Calabria. In Sila, dove la temperatura è di -3 gradi, la neve ha superato i tre metri di altezza. Le precipitazioni hanno interessato anche un tratto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nelle province di Cosenza e Catanzaro e al confine con la Basilicata. I mezzi spargisale e spazzaneve dell’Anas sono in azione per consentire la circolazione. Freddo, vento e neve nelle ultime ore hanno flagellato anche la Sicilia, imbiancando i rilievi fin dai 600-700 metri.

Sull’Etna ieri sera è stata chiusa la Provinciale 92, a causa di una tormenta che ha interessato il vulcano su entrambi i versanti. Stamattina la strada è stata riaperta al traffico, ma vige l’obbligo del transito con le catene, poiché si è formata una coltre di una trentina di centimetri. Neve anche sui Nebrodi e sui rilievi delle Madonie. In Campania neve in tutto il Vallo di Diano, il vasto comprensorio dell’entroterra salernitano a sud del capoluogo. Questa mattina scuole chiuse quasi dappertutto. I centri maggiormente colpiti dalla nevicata, dove si registrano disagi nella circolazione, sono Sala Consilina, Montesano sulla Marcellana, Sanza, Teggiano, Padula e Sant’Arsenio. In Campania innevata la cima del Vesuvio e fiocchi bianchi sono caduti sul Monte Solaro nell’isola di Capri. In Basilicata sospesi tutti i campionati regionali di calcio. E c’è preoccupazione in vista di lunedì, quando una nuova perturbazione arriverà dalla Francia. In particolare, avverte la Protezione civile, ci saranno nevicate diffuse e persistenti su tutte le regioni settentrionali e sull’alta Toscana, anche a quote di pianura, con accumuli al suolo significativi. Nel corso della mattinata nubi e precipitazioni si estenderanno anche alle regioni centrali e alla Sardegna, con nevicate sopra le quote collinari. Martedì le precipitazioni, che tenderanno a spostarsi verso est, inizieranno ad attenuarsi; inoltre, grazie ai venti meridionali che determineranno un graduale aumento delle temperature, ci sarà un successivo innalzamento della quota neve specie sulle regioni adriatiche settentrionali e sulla Toscana. Vista l’ampia estensione territoriale dei fenomeni previsti e le conseguenti criticità che potrebbero determinarsi, il Dipartimento ha già autorizzato l’attivazione preventiva delle organizzazioni di volontariato di protezione civile allo scopo di supportare le misure operative, anche di natura preventiva, che saranno adottate a livello locale per ridurre gli eventuali disagi alla popolazione, nonché per garantire le necessarie attività di assistenza in caso di emergenza. Il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha contattato i vertici nazionali delle strutture viarie e ferroviarie, nonché delle Regioni centro-settentrionali che saranno interessate dagli eventi, per sensibilizzare preventivamente l’intero sistema sulle misure che dovranno essere attuate per limitare le criticità.

mercoledì 14 novembre 2012

Pagamento col bancomat? Dal 2014 sarà obbligatorio accettarlo

Quante volte vi è capitato di voler pagare un caffè al bar con il bancomat e il cassiere vi ha risposto: “No, solo contanti”? Dal primo gennaio 2014 non vi succederà più. La novità è contenuta nel decreto sviluppo 2012 (parte seconda) del governo Monti e prevede una rivoluzione nelle norme sui pagamenti con moneta elettronica. Lo scopo dell'esecutivo è soprattutto quello di aumentare la tracciabilità dei pagamenti e combattere l'evasione fiscale. Ma il cambiamento potrà essere vantaggioso anche per i consumatori, che potranno optare per diversi metodi di pagamento.

In principio, l'esecutivo aveva pensato a fissare per i commercianti e i professionisti un obbligo ad accettare transazioni con carta di debito (meglio conosciuto come bancomat) e carta prepagata per acquisti di importo superiore ai 50 euro. La norma sarebbe entrata in vigore dal primo gennaio del 2013 ma le rimostranze dei commercianti, legate ai costi di mantenimento degli strumenti per gestire il pagamento elettronico, aveva indotto il governo a tornare sui suoi passi. L'esecutivo però non ha abbandonato il progetto e ha scelto di rinviare di un anno l'entrata in vigore delle nuove norme. Con un elemento fondamentale in più: la soglia dei 50 euro è eliminata. Questo significa che i commercianti saranno tenuti ad accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo.

Teoricamente, quindi, anche l'espresso al bar quindi si potrà pagare non in contanti. Tuttavia, riguardo alle cifre minime, come possono essere caffè, giornali, sigarette, biglietti dei mezzi, snack, si attende che i tecnici del ministero dell'Economia specifichino mediante decreto ministeriale i meccanismi di applicazione del provvedimento, che imporrà i medesimi obblighi anche alle transazioni tramite cellulare.

Oltre ai commercianti, come detto, le nuove norme varranno anche per le parcelle di professionisti (avvocati, medici, commercialisti...): dal primo gennaio del 2014, chiunque vorrà pagare con il bancomat potrà farlo e i professionisti non potranno rifiutarsi.

venerdì 31 agosto 2012

Terremoto di magnitudo 7,6 al largo delle Filippine

Un terremoto di magnitudo 7,6 ha colpito le Filippine oggi distruggendo strade e ponti mentre la popolazione, temendo uno tsunami, ha cercato riparo in zone più alte.

L'epicentro del sisma è stato registrato al largo della costa orientale, a 60 chilometri dalla città di Guiuan nella provincia di Samar, a una profondità di circa 32 chilometri.

Il Pacific Tsunami Warning Center ha diramato un allarme tsunami per buona parte della regione ritirandolo poco dopo e lasciandolo in atto soltanto per Filippine e Indonesia.

Al momento non ci sono notizie di vittime e l'agenzia per i terremoti ha detto che si sono registrate nelle Filippine meridionali onde di 16 centrimetri ma che ne potrebbero arrivare di più alte.

Un funzionario dell'agenzia per le calamità ha detto che gli abitanti della zona devono immediatamente raggiungere zone più alte.

"Forte terremoto qui a Taft, Samar orientale! E' durato molto", ha detto il membro del Congresso di Samar, Ben Evardone, via sms aggiungendo che il sisma ha distrutto alcune strade e alcuni ponti.

L'allarme tsunami è stato diramato in un primo momento per Filippine, Giappone, Indonesia, Taiwan, Papua Nuova Guinea e altre isole nel Pacifico tra cui lo Stato americano delle Hawaii.

Nell'ultimo decennio la zona è stata teatro di terremoti devastanti. Almeno 230.000 persone in 13 Paesi dell'Oceano indiano sono morte nel sisma e nel conseguente tsunami al largo dell'Indonesia nel 2004.

Lo scorso anno, un terremoto seguito da uno tsunami al largo della costa giapponese ha provocato la morte di 20.000 persone e e il peggior disastro nucleare al mondo degli ultimi 25 anni.

giovedì 23 agosto 2012

Il giorno più caldo dell'anno

22 ago. (Adnkronos) - Oggi è il giorno più caldo dell'anno con 40°C in Toscana, su tutta l'Emilia e in Puglia, 38-39°C in Veneto, in molte zone del centrosud e del resto del nord, 36 anche a Milano e Bolzano, 33 afosi in Liguria. Lo segnala Antonio Sanò, di www.ilmeteo.it. "Il gran caldo è provocato dalla parte più interna di 'Lucifero', il settimo, più forte e ultimo anticiclone di quest'estate infinita - sottolinea il meteorologo - Dall'entroterra maghrebino 'Lucifero' pompa con prepotenza masse d'aria caldissima verso tutto il Mediterraneo''.

''Le regioni più infuocate fino a sabato saranno l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, il Lazio e anche la Puglia e la Sicilia con punte di 40°C. Giovedì e venerdì giungeranno i primi temporali al nord sulle Alpi e sul Piemonte, mentre al centrosud le temperature continueranno a salire fino a 38°C a Roma, Napoli, 40 in Puglia, Calabria e Sicilia; per temporali più estesi e rinfrescanti bisognerà attendere il fine settimana con l'arrivo di 'Beatrice', la classica burrasca di fine agosto".

''Sabato sera violenti temporali con grandine dalle Alpi scenderanno verso il Piemonte e la Lombardia e domenica colpiranno la Liguria e il resto del nordest, con nubifragi e trombe d'aria sul Veneto, Friuli Venezia Giulia, Polesine e ferrarese. Il Friuli Venezia Giulia la regione più colpita. Altre piogge e temporali - continua ilmeteo.it - dalla Liguria raggiungeranno la Toscana, l'Umbria e il Lazio con un temporale anche a Roma alle 14''.

"Temporali e grandine e sul nordest potranno poi portarsi sulle Marche. Il maestrale violento irromperà sulla Sardenia. Le temperature durante i temporali saranno fino a 10°C più basse dei giorni precedenti. Da lunedì tornerà il sereno e il clima sarà più mite grazie ai venti di tramontana e di bora da Trieste verso le Adriatiche, e le temperature caleranno ovunque di 7-8°C riportandosi entro le medie''.

mercoledì 22 agosto 2012

Burrasca di fine agosto

ASCA) - Roma, 21 ago - Con l'arrivo della burrasca di fine agosto finalmente le campagne italiane troveranno un po' di refrigerio, scongiurando il pericolo roghi, che quest'anno hanno ridotto in cenere quasi 35 mila ettari, una superficie doppia rispetto al 2011. Ma se dal prossimo fine settimana ''Beatrice'' metterà fine alla prolungata siccità e all'allarme incendi, nei campi bisognerà tenere alta l'attenzione sul possibile rischio di dissesto idrogeologico, che può essere innescato dai temporali che seguono periodi di secca cosi' lunghi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

I 5375 roghi che dall'inizio dell'anno hanno imperversato sul territorio italiano, bruciando boschi e campi coltivati, -spiega la Cia - hanno creato un dannoambientale ed economico non indifferente per il settore primario. Basti pensare che dove è passato il fuoco, sono necessari diversi anni per ritornare alla normalità. Per un pascolo o per un campo coltivato bastano al massimo un paio d'anni, mentre per un bosco sono necessari almeno 4 o 5 anniper tornare alle condizioni pre-incendio. Per non parlare della quantità di Co2 che i roghi immettono nell'atmosfera (in media 3 e 4 milioni di tonnellate l'anno). Ora che il periodo di siccità sta per concludersi - spiega la Cia - dovrebbe essere scongiurato il pericolo roghi.

Ma con Beatrice l'alternarsi di situazioni climatiche estreme continuano. L'estate delle criticità climatiche, infatti, si appresta a chiudersi con violenti temporali previsti per l'ultimo finesettimana di agosto. Da una parte sicuramente la pioggia è una ''manna dal cielo'' per un settore piegato dalla siccità, che ha provocato danni per 1,2 miliardi di euro.

Dall'altra però l'alternarsi di situazioni climatiche estreme può creare ulteriori problemi in campagna. Un suolo per così lungo tempo stressato dalla mancanza d'acqua, infatti, puo' subire meccanismi di corrivazione, cioe' dimancato assorbimento delle acque e di torrentismo. Fenomeni che vanno necessariamente controllati e arginati. E' proprio nei momenti di criticita' climatica -afferma la Cia- che il ruolo dell'agricoltore si fa doppiamente importante: non solo produttore di beni primari, ma anche gestore e ''sentinella'' del territorio. Presidia i boschi e aiuta a contrastare la piaga degli incendi, con azioni di pronto intervento e di pattugliamento, e al tempo stesso monitora le condizioni del suolo nei campi, prendendo provvedimenti quando necessario.

venerdì 17 agosto 2012

Visto da Londra, l'euro è già una moneta-zombie

Chi trascorre il suo tempo ad analizzare la crisi del debito nell’eurozona, sa che c'è una domanda che gli viene posta in continuazione. Quando la moneta unica collasserà? La verità è che nessuno lo sa veramente. Potrebbe barcollare in continuazione per un altro decennio, da un summit europeo sulla crisi a un salvataggio d’emergenza.

Oppure potrebbe squagliarsi per fine mese, se alla Grecia dovesse essere rifiutata la terza tranche di aiuti e decidesse di uscire dall’euro. In realtà, un paio di mesi o un decennio non fanno differenza: perché per la maggior parte dei casi realmente importanti, l'euro è già morto. Perché non soddisfa più la maggior parte dei criteri di una valuta efficiente.

In questo momento, con la moneta che non è più vita ma ancora barcolla come uno zombie, l'euro sta scatenando il caos su più paesi d'Europa. Una volta smontato, i mercati di quei paesi potrebbero iniziare a recuperare, potenzialmente molto rapidamente.

Naturalmente l'euro appare ancora come una moneta. Ci sono banconote e monete, e si può ancora andare in un negozio di Amburgo, o in un caffè a Napoli, e ottenere beni in cambio, anche se con una certa quantità di mugugni. C’è una banca centrale, anche se non sembra avere un'idea molto precisa di quale sia il suo compito. E ci sono i sistemi di pagamento e i mercati valutari che lavorano come se l'euro fosse una parte vitale dei mercati finanziari globali.

Eppure, se ci pensate un po’ di più, l'euro non è una moneta in ogni senso della parola. Una moneta è solo in parte nella forma di banconote e monete. E’ anche un mezzo di scambio universalmente accettato, una riserva di valore nel tempo, e un modo di agevolare il commercio su lunghe distanze. Così la moneta si è evoluta nel tempo. Ma l'euro in realtà non soddisfa più tali criteri.

Prendete i tassi di interesse, per esempio. In Germania, i rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato sono meno del 2%. In Spagna sono vicini al 7%, e in Italia poco meno del 6%. E in Grecia? Meglio non chiedere. I rendimenti dei titoli di Stato contano, non solo per se stessi, ma perché segnano un punto di riferimento per il costo del denaro di tutta l'economia. In alcuni paesi non è possibile utilizzare l'euro per le importazioni a causa del timore che dracme o in lire possono improvvisamente sostituire l’ euro.

Ci sono già notizie secondo cui i commercianti di petrolio non vogliono fornire i clienti in Grecia. Perché no? Perché alla scadenza del pagamento, dopo sei mesi, potrebbero non essere pagati nella moneta che è stata oggetto della transazione, ma con una che vale molto meno. Lo stesso potrebbe presto essere vero per la Spagna.

E chi può biasimarli? Il petrolio è merce che si può vendere abbastanza facilmente in tutto il mondo. Perché vendere in un paese in cui vi è il rischio di non essere pagati, quando ci sono così tanti clienti alternativi?

Nel frattempo, il denaro fugge nei safe heavens, nei porti sicuri. Le agenzie immobiliari di Londra riferiscono che i telefoni squillano senza sosta, con ricchi possidenti dell’eurozona che vogliono comprare proprietà in cerca di un posto per parcheggiare la loro liquidità, e le case nella capitale britannica sembrano una scommessa sicura. Banchieri svizzeri sono annegati dal denaro contante in uscita da Italia e Germania. Chiunque abbia una ricchezza significativa vuole impiegarne una parte al di fuori dell’eurozona, perché sono preoccupati che la moneta un giorno possa implodere. Niente di tutto ciò succede in aree valutarie che funzionano. Fate un confronto con il dollaro Usa, che è davvero una moneta unica per gran parte di un intero continente.

Immaginate, per esempio, che una società in Alabama debba pagare tre volte di più il denaro rispetto a una del Maine, anche se fanno la stessa attività e hanno lo stesso merito di credito, solo perché una è nella parte sbagliata del paese. O che una società di Boston non possa importare automobili pagando in dollari, perché il fornitore di Detroit non accetta quel denaro. O che le persone in Texas acquistino case in California per proteggersi dalla potenziale rottura dell’ unione monetaria. Ben presto, l'economia degli Stati Uniti cesserebbe di funzionare. E comincerebbe a chiedersi se il dollaro sia ancora una moneta, in ogni senso.

Questa è la situazione nell’eurozona. L'euro ha ancora banconote e monete. Ma in quasi ogni altro senso, non è più davvero una valuta. Questo è più di un semplice punto semantico. E un punto che gli investitori devono cogliere. Quando una moneta smette di funzionare, i danni per l'economia sono immediati. Il commercio si interrompe. Gli investimenti vengono rinviati. Il capitale fugge. Molto rapidamente, la disoccupazione inizia a salire, e la produzione diminuisce. E’ esattamente ciò che sta accadendo nell’eurozona.

Questa parte della crisi, quando il sistema monetario cessa di funzionare in modo significativo, potrebbe essere il punto peggiore. Ma una volta che paesi come l'Italia e la Spagna ritornassero alla loro valuta, ci sarebbe un miglioramento molto rapido. Avere qualsiasi tipo di valuta che funzioni, anche se deprezzata enormemente di valore e senza molto rispetto nei mercati valutari, è molto meglio che non avere moneta del tutto.

Il rimbalzo delle economie dei paesi che hanno subito maggiormente l'euro-crisi sarebbe molto rapido. La maggior parte degli esperti prevedono caos, senza capire che il caos è quello che c’è ora. Nei fatti, quelle economie si riprenderebbero con forza non appena avessero una moneta di nuovo funzionante e così farebbero anche i loro mercati azionari. L'unica vera domanda è quando diventeranno così a buon mercato da tornare a comprare.

domenica 8 luglio 2012

Black out su web - Un mondo senza rete

Alcune persone sono preoccupate per la fine del mondo, quella profetizzata dai Maya; altre non saprebbero sopravvivere in una vita senza internet. Immaginare un mondo “offline” – esattamente com’era qualche decennio fa – rappresenta per molti una paura grandissima, una vera e propria apocalisse. E c’è chi la preannuncia per domani, lunedì 9 luglio 2012.

Si parla di un “black out” sul web. Centinaia di migliaia di computer dovranno dire addio ad internet. Saranno in molti domani ad essere esclusi dal word wild web. Sì, perché sono in molti i pc ad essere stati colpiti da un virus DnsChanger, la causa che scatenerà il disastro. Si tratta di un malware che cambia l’indirizzo Dns: praticamente il computer colpito naviga su un Internet manipolato da hacker, facendolo collegare su siti che non corrispondono a quelli che in realtà appaiono. Il virus, che ben si camuffa, ti riconduce sempre e solo su siti pirata.

Gli hacker, così, hanno preso possesso di ben oltre quattro milioni di computer in tutto il mondo, raggiungendo un guadagno di 14 milioni di dollari. Ma l’FBI non li lascia passare inosservati e, dallo scorso novembre 2011, annuncia di aver intercettato una centrale di hacker che opera dalla Russia agli Stati Uniti, passando poi anche per l’Europa. Ed è qui che scatta l’operazione antihacker dell’FBI, costretta a “ricomporre” il mondo di Internet dei computer infetti con la creazione di server alternativi che impediscono ai pc colpiti di navigare sul web pirata.

Ma si tratta di un provvedimento temporaneo: il tribunale di New York ha deciso che da domani i nostri computer non dovranno più essere protetti perché i siti pirata sono già stati bloccati e di conseguenza saranno in tanti ad assistere ad un blocco totale di Internet. Non si sa con esattezza quanti pc potranno essere colpiti dal blackout. Una stima della rivista specializzata PcWorld parla di 275mila computer ancora infetti in tutto il mondo, tra cui solo 45mila situati negli Usa. Numero abbastanza preoccupante per noi, dato che i pc colpiti in Asia e in Europa rappresentano la maggioranza, più di 200mila.

Come poter capire se il nostro pc è proprio uno di quelli che è stato colpito da questo malware? Grandi compagnie come At&T hanno messo a disposizione server di emergenza: bisogna collegarsi su un sito predisposto per l’occasione www.dcwg.org(la cui pagina italiana è curata da Telecom ed è raggiungibile da questo indirizzo), per scoprire se il nostro pc o il Mac è infetto o meno. Se il sito si illuminerà di verde vuol dire che il nostro computer è pulito, altrimenti significherebbe che questo disastro avrà colpito anche noi.

Quali sarebbero le conseguenze? Ormai siamo abituati ad essere sempre “on line”, connessi in mobilità e nelle strade delle nostre città e l’interruzione di molte connessioni nel mondo potrebbe recare realmente danni alla vita di oggi.

Se infatti prendiamo in considerazione i dati forniti dal social network più cliccato del mondo ci rendiamo conto di quanto il web sia importante oggi non solo come “svago” o per comunicare con i nostri amici, ma anche nel lavoro: Facebook, da solo, ha creato ben oltre 450mila posti di lavoro in America. Internet, in totale, ha creato 2.6 posti di lavoro, portando 
nelle casse dei Paesi del G-20 circa 2.3 trilioni di dollari: l’equivalente del PIL italiano.

martedì 15 maggio 2012

Le conseguenze della crisi greca in Italia



La Grecia è nel caos. E se dovesse lasciare l’euro? Ci potrebbero essere gravi ripercussioni anche in Italia. A poco più di una settimana dalle elezioni elleniche, continua a regnare l’incertezza. Il Paese è ancora alla ricerca di un leader e di un governo di unità nazionale. Si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile uscita di Atene dalla moneta unica, nonostante l’Eurogruppo tenti la strada della crescita. Ipotizzare gli scenari economici che il ritorno alla dracma potrebbe aprire negli Stati vicini e, quindi, anche in Italia, non è affar semplice.

L’ipotesi più probabile, fallita la girandola di incontri per formare un governo di identità nazionale, sembra il ritorno alle urne a giugno. I riflettori restano puntati sul suo futuro politico perché una dipartita ellenica da Eurolandia porterebbe, inevitabilmente, ad una fase di grande incertezza. Gli altri membri si allacciano le cinture di sicurezza: il ritorno alla dracma “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, sono state le parole di Per Jansson, numero due della banca di Svezia. Un’eventualità che potrebbe costare all’Italia “100 miliardi in un anno”, come ha prospettato il presidente del Fondo salva-Stati, Klaus Regling.

Se Atene dovesse davvero dire addio alla moneta unica, dovrebbe formalizzare a Bruxelles la scelta, magaria mercati chiusi. La Banca di Grecia convertirà i depositi, crediti e debiti in dracme. Il problema, tra i tanti, sarebbe il tasso di cambio, quello con cui Atene è entrata nell’euro, nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Ma gli analisti prevedono che alla riapertura dei listini, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Facile ipotizzare che i risparmiatori, terrorizzati, potrebbero fiondarsi a prelevare il denaro dai depositi bancari creando una crisi di liquidità spaventosa. E il Pil greco rischierebbe di crollare del 20 per cento, stando ai calcoli di alcune proiezioni del Tesoro. Ovviamente senza più poter contare sui 130 miliardi di aiuti promessi con il memorandum della Trojka.


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