
Un terremoto di magnitudo 7,6 ha colpito le Filippine oggi distruggendo strade e ponti mentre la popolazione, temendo uno tsunami, ha cercato riparo in zone più alte.
L'epicentro del sisma è stato registrato al largo della costa orientale, a 60 chilometri dalla città di Guiuan nella provincia di Samar, a una profondità di circa 32 chilometri.
Il Pacific Tsunami Warning Center ha diramato un allarme tsunami per buona parte della regione ritirandolo poco dopo e lasciandolo in atto soltanto per Filippine e Indonesia.
Al momento non ci sono notizie di vittime e l'agenzia per i terremoti ha detto che si sono registrate nelle Filippine meridionali onde di 16 centrimetri ma che ne potrebbero arrivare di più alte.
Un funzionario dell'agenzia per le calamità ha detto che gli abitanti della zona devono immediatamente raggiungere zone più alte.
"Forte terremoto qui a Taft, Samar orientale! E' durato molto", ha detto il membro del Congresso di Samar, Ben Evardone, via sms aggiungendo che il sisma ha distrutto alcune strade e alcuni ponti.
L'allarme tsunami è stato diramato in un primo momento per Filippine, Giappone, Indonesia, Taiwan, Papua Nuova Guinea e altre isole nel Pacifico tra cui lo Stato americano delle Hawaii.
Nell'ultimo decennio la zona è stata teatro di terremoti devastanti. Almeno 230.000 persone in 13 Paesi dell'Oceano indiano sono morte nel sisma e nel conseguente tsunami al largo dell'Indonesia nel 2004.
Lo scorso anno, un terremoto seguito da uno tsunami al largo della costa giapponese ha provocato la morte di 20.000 persone e e il peggior disastro nucleare al mondo degli ultimi 25 anni.
22 ago. (Adnkronos) - Oggi è il giorno più caldo dell'anno con 40°C in Toscana, su tutta l'Emilia e in Puglia, 38-39°C in Veneto, in molte zone del centrosud e del resto del nord, 36 anche a Milano e Bolzano, 33 afosi in Liguria. Lo segnala Antonio Sanò, di www.ilmeteo.it. "Il gran caldo è provocato dalla parte più interna di 'Lucifero', il settimo, più forte e ultimo anticiclone di quest'estate infinita - sottolinea il meteorologo - Dall'entroterra maghrebino 'Lucifero' pompa con prepotenza masse d'aria caldissima verso tutto il Mediterraneo''.
''Le regioni più infuocate fino a sabato saranno l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, il Lazio e anche la Puglia e la Sicilia con punte di 40°C. Giovedì e venerdì giungeranno i primi temporali al nord sulle Alpi e sul Piemonte, mentre al centrosud le temperature continueranno a salire fino a 38°C a Roma, Napoli, 40 in Puglia, Calabria e Sicilia; per temporali più estesi e rinfrescanti bisognerà attendere il fine settimana con l'arrivo di 'Beatrice', la classica burrasca di fine agosto".
''Sabato sera violenti temporali con grandine dalle Alpi scenderanno verso il Piemonte e la Lombardia e domenica colpiranno la Liguria e il resto del nordest, con nubifragi e trombe d'aria sul Veneto, Friuli Venezia Giulia, Polesine e ferrarese. Il Friuli Venezia Giulia la regione più colpita. Altre piogge e temporali - continua ilmeteo.it - dalla Liguria raggiungeranno la Toscana, l'Umbria e il Lazio con un temporale anche a Roma alle 14''.
"Temporali e grandine e sul nordest potranno poi portarsi sulle Marche. Il maestrale violento irromperà sulla Sardenia. Le temperature durante i temporali saranno fino a 10°C più basse dei giorni precedenti. Da lunedì tornerà il sereno e il clima sarà più mite grazie ai venti di tramontana e di bora da Trieste verso le Adriatiche, e le temperature caleranno ovunque di 7-8°C riportandosi entro le medie''.

ASCA) - Roma, 21 ago - Con l'arrivo della burrasca di fine agosto finalmente le campagne italiane troveranno un po' di refrigerio, scongiurando il pericolo roghi, che quest'anno hanno ridotto in cenere quasi 35 mila ettari, una superficie doppia rispetto al 2011. Ma se dal prossimo fine settimana ''Beatrice'' metterà fine alla prolungata siccità e all'allarme incendi, nei campi bisognerà tenere alta l'attenzione sul possibile rischio di dissesto idrogeologico, che può essere innescato dai temporali che seguono periodi di secca cosi' lunghi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
I 5375 roghi che dall'inizio dell'anno hanno imperversato sul territorio italiano, bruciando boschi e campi coltivati, -spiega la Cia - hanno creato un dannoambientale ed economico non indifferente per il settore primario. Basti pensare che dove è passato il fuoco, sono necessari diversi anni per ritornare alla normalità. Per un pascolo o per un campo coltivato bastano al massimo un paio d'anni, mentre per un bosco sono necessari almeno 4 o 5 anniper tornare alle condizioni pre-incendio. Per non parlare della quantità di Co2 che i roghi immettono nell'atmosfera (in media 3 e 4 milioni di tonnellate l'anno). Ora che il periodo di siccità sta per concludersi - spiega la Cia - dovrebbe essere scongiurato il pericolo roghi.
Ma con Beatrice l'alternarsi di situazioni climatiche estreme continuano. L'estate delle criticità climatiche, infatti, si appresta a chiudersi con violenti temporali previsti per l'ultimo finesettimana di agosto. Da una parte sicuramente la pioggia è una ''manna dal cielo'' per un settore piegato dalla siccità, che ha provocato danni per 1,2 miliardi di euro.
Dall'altra però l'alternarsi di situazioni climatiche estreme può creare ulteriori problemi in campagna. Un suolo per così lungo tempo stressato dalla mancanza d'acqua, infatti, puo' subire meccanismi di corrivazione, cioe' dimancato assorbimento delle acque e di torrentismo. Fenomeni che vanno necessariamente controllati e arginati. E' proprio nei momenti di criticita' climatica -afferma la Cia- che il ruolo dell'agricoltore si fa doppiamente importante: non solo produttore di beni primari, ma anche gestore e ''sentinella'' del territorio. Presidia i boschi e aiuta a contrastare la piaga degli incendi, con azioni di pronto intervento e di pattugliamento, e al tempo stesso monitora le condizioni del suolo nei campi, prendendo provvedimenti quando necessario.

Chi trascorre il suo tempo ad analizzare la crisi del debito nell’eurozona, sa che c'è una domanda che gli viene posta in continuazione. Quando la moneta unica collasserà? La verità è che nessuno lo sa veramente. Potrebbe barcollare in continuazione per un altro decennio, da un summit europeo sulla crisi a un salvataggio d’emergenza.
Oppure potrebbe squagliarsi per fine mese, se alla Grecia dovesse essere rifiutata la terza tranche di aiuti e decidesse di uscire dall’euro. In realtà, un paio di mesi o un decennio non fanno differenza: perché per la maggior parte dei casi realmente importanti, l'euro è già morto. Perché non soddisfa più la maggior parte dei criteri di una valuta efficiente.
In questo momento, con la moneta che non è più vita ma ancora barcolla come uno zombie, l'euro sta scatenando il caos su più paesi d'Europa. Una volta smontato, i mercati di quei paesi potrebbero iniziare a recuperare, potenzialmente molto rapidamente.
Naturalmente l'euro appare ancora come una moneta. Ci sono banconote e monete, e si può ancora andare in un negozio di Amburgo, o in un caffè a Napoli, e ottenere beni in cambio, anche se con una certa quantità di mugugni. C’è una banca centrale, anche se non sembra avere un'idea molto precisa di quale sia il suo compito. E ci sono i sistemi di pagamento e i mercati valutari che lavorano come se l'euro fosse una parte vitale dei mercati finanziari globali.
Eppure, se ci pensate un po’ di più, l'euro non è una moneta in ogni senso della parola. Una moneta è solo in parte nella forma di banconote e monete. E’ anche un mezzo di scambio universalmente accettato, una riserva di valore nel tempo, e un modo di agevolare il commercio su lunghe distanze. Così la moneta si è evoluta nel tempo. Ma l'euro in realtà non soddisfa più tali criteri.
Prendete i tassi di interesse, per esempio. In Germania, i rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato sono meno del 2%. In Spagna sono vicini al 7%, e in Italia poco meno del 6%. E in Grecia? Meglio non chiedere. I rendimenti dei titoli di Stato contano, non solo per se stessi, ma perché segnano un punto di riferimento per il costo del denaro di tutta l'economia. In alcuni paesi non è possibile utilizzare l'euro per le importazioni a causa del timore che dracme o in lire possono improvvisamente sostituire l’ euro.
Ci sono già notizie secondo cui i commercianti di petrolio non vogliono fornire i clienti in Grecia. Perché no? Perché alla scadenza del pagamento, dopo sei mesi, potrebbero non essere pagati nella moneta che è stata oggetto della transazione, ma con una che vale molto meno. Lo stesso potrebbe presto essere vero per la Spagna.
E chi può biasimarli? Il petrolio è merce che si può vendere abbastanza facilmente in tutto il mondo. Perché vendere in un paese in cui vi è il rischio di non essere pagati, quando ci sono così tanti clienti alternativi?
Nel frattempo, il denaro fugge nei safe heavens, nei porti sicuri. Le agenzie immobiliari di Londra riferiscono che i telefoni squillano senza sosta, con ricchi possidenti dell’eurozona che vogliono comprare proprietà in cerca di un posto per parcheggiare la loro liquidità, e le case nella capitale britannica sembrano una scommessa sicura. Banchieri svizzeri sono annegati dal denaro contante in uscita da Italia e Germania. Chiunque abbia una ricchezza significativa vuole impiegarne una parte al di fuori dell’eurozona, perché sono preoccupati che la moneta un giorno possa implodere. Niente di tutto ciò succede in aree valutarie che funzionano. Fate un confronto con il dollaro Usa, che è davvero una moneta unica per gran parte di un intero continente.
Immaginate, per esempio, che una società in Alabama debba pagare tre volte di più il denaro rispetto a una del Maine, anche se fanno la stessa attività e hanno lo stesso merito di credito, solo perché una è nella parte sbagliata del paese. O che una società di Boston non possa importare automobili pagando in dollari, perché il fornitore di Detroit non accetta quel denaro. O che le persone in Texas acquistino case in California per proteggersi dalla potenziale rottura dell’ unione monetaria. Ben presto, l'economia degli Stati Uniti cesserebbe di funzionare. E comincerebbe a chiedersi se il dollaro sia ancora una moneta, in ogni senso.
Questa è la situazione nell’eurozona. L'euro ha ancora banconote e monete. Ma in quasi ogni altro senso, non è più davvero una valuta. Questo è più di un semplice punto semantico. E un punto che gli investitori devono cogliere. Quando una moneta smette di funzionare, i danni per l'economia sono immediati. Il commercio si interrompe. Gli investimenti vengono rinviati. Il capitale fugge. Molto rapidamente, la disoccupazione inizia a salire, e la produzione diminuisce. E’ esattamente ciò che sta accadendo nell’eurozona.
Questa parte della crisi, quando il sistema monetario cessa di funzionare in modo significativo, potrebbe essere il punto peggiore. Ma una volta che paesi come l'Italia e la Spagna ritornassero alla loro valuta, ci sarebbe un miglioramento molto rapido. Avere qualsiasi tipo di valuta che funzioni, anche se deprezzata enormemente di valore e senza molto rispetto nei mercati valutari, è molto meglio che non avere moneta del tutto.
Il rimbalzo delle economie dei paesi che hanno subito maggiormente l'euro-crisi sarebbe molto rapido. La maggior parte degli esperti prevedono caos, senza capire che il caos è quello che c’è ora. Nei fatti, quelle economie si riprenderebbero con forza non appena avessero una moneta di nuovo funzionante e così farebbero anche i loro mercati azionari. L'unica vera domanda è quando diventeranno così a buon mercato da tornare a comprare.