mercoledì 14 novembre 2012

Pagamento col bancomat? Dal 2014 sarà obbligatorio accettarlo

Quante volte vi è capitato di voler pagare un caffè al bar con il bancomat e il cassiere vi ha risposto: “No, solo contanti”? Dal primo gennaio 2014 non vi succederà più. La novità è contenuta nel decreto sviluppo 2012 (parte seconda) del governo Monti e prevede una rivoluzione nelle norme sui pagamenti con moneta elettronica. Lo scopo dell'esecutivo è soprattutto quello di aumentare la tracciabilità dei pagamenti e combattere l'evasione fiscale. Ma il cambiamento potrà essere vantaggioso anche per i consumatori, che potranno optare per diversi metodi di pagamento.

In principio, l'esecutivo aveva pensato a fissare per i commercianti e i professionisti un obbligo ad accettare transazioni con carta di debito (meglio conosciuto come bancomat) e carta prepagata per acquisti di importo superiore ai 50 euro. La norma sarebbe entrata in vigore dal primo gennaio del 2013 ma le rimostranze dei commercianti, legate ai costi di mantenimento degli strumenti per gestire il pagamento elettronico, aveva indotto il governo a tornare sui suoi passi. L'esecutivo però non ha abbandonato il progetto e ha scelto di rinviare di un anno l'entrata in vigore delle nuove norme. Con un elemento fondamentale in più: la soglia dei 50 euro è eliminata. Questo significa che i commercianti saranno tenuti ad accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo.

Teoricamente, quindi, anche l'espresso al bar quindi si potrà pagare non in contanti. Tuttavia, riguardo alle cifre minime, come possono essere caffè, giornali, sigarette, biglietti dei mezzi, snack, si attende che i tecnici del ministero dell'Economia specifichino mediante decreto ministeriale i meccanismi di applicazione del provvedimento, che imporrà i medesimi obblighi anche alle transazioni tramite cellulare.

Oltre ai commercianti, come detto, le nuove norme varranno anche per le parcelle di professionisti (avvocati, medici, commercialisti...): dal primo gennaio del 2014, chiunque vorrà pagare con il bancomat potrà farlo e i professionisti non potranno rifiutarsi.

venerdì 31 agosto 2012

Terremoto di magnitudo 7,6 al largo delle Filippine

Un terremoto di magnitudo 7,6 ha colpito le Filippine oggi distruggendo strade e ponti mentre la popolazione, temendo uno tsunami, ha cercato riparo in zone più alte.

L'epicentro del sisma è stato registrato al largo della costa orientale, a 60 chilometri dalla città di Guiuan nella provincia di Samar, a una profondità di circa 32 chilometri.

Il Pacific Tsunami Warning Center ha diramato un allarme tsunami per buona parte della regione ritirandolo poco dopo e lasciandolo in atto soltanto per Filippine e Indonesia.

Al momento non ci sono notizie di vittime e l'agenzia per i terremoti ha detto che si sono registrate nelle Filippine meridionali onde di 16 centrimetri ma che ne potrebbero arrivare di più alte.

Un funzionario dell'agenzia per le calamità ha detto che gli abitanti della zona devono immediatamente raggiungere zone più alte.

"Forte terremoto qui a Taft, Samar orientale! E' durato molto", ha detto il membro del Congresso di Samar, Ben Evardone, via sms aggiungendo che il sisma ha distrutto alcune strade e alcuni ponti.

L'allarme tsunami è stato diramato in un primo momento per Filippine, Giappone, Indonesia, Taiwan, Papua Nuova Guinea e altre isole nel Pacifico tra cui lo Stato americano delle Hawaii.

Nell'ultimo decennio la zona è stata teatro di terremoti devastanti. Almeno 230.000 persone in 13 Paesi dell'Oceano indiano sono morte nel sisma e nel conseguente tsunami al largo dell'Indonesia nel 2004.

Lo scorso anno, un terremoto seguito da uno tsunami al largo della costa giapponese ha provocato la morte di 20.000 persone e e il peggior disastro nucleare al mondo degli ultimi 25 anni.

giovedì 23 agosto 2012

Il giorno più caldo dell'anno

22 ago. (Adnkronos) - Oggi è il giorno più caldo dell'anno con 40°C in Toscana, su tutta l'Emilia e in Puglia, 38-39°C in Veneto, in molte zone del centrosud e del resto del nord, 36 anche a Milano e Bolzano, 33 afosi in Liguria. Lo segnala Antonio Sanò, di www.ilmeteo.it. "Il gran caldo è provocato dalla parte più interna di 'Lucifero', il settimo, più forte e ultimo anticiclone di quest'estate infinita - sottolinea il meteorologo - Dall'entroterra maghrebino 'Lucifero' pompa con prepotenza masse d'aria caldissima verso tutto il Mediterraneo''.

''Le regioni più infuocate fino a sabato saranno l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, il Lazio e anche la Puglia e la Sicilia con punte di 40°C. Giovedì e venerdì giungeranno i primi temporali al nord sulle Alpi e sul Piemonte, mentre al centrosud le temperature continueranno a salire fino a 38°C a Roma, Napoli, 40 in Puglia, Calabria e Sicilia; per temporali più estesi e rinfrescanti bisognerà attendere il fine settimana con l'arrivo di 'Beatrice', la classica burrasca di fine agosto".

''Sabato sera violenti temporali con grandine dalle Alpi scenderanno verso il Piemonte e la Lombardia e domenica colpiranno la Liguria e il resto del nordest, con nubifragi e trombe d'aria sul Veneto, Friuli Venezia Giulia, Polesine e ferrarese. Il Friuli Venezia Giulia la regione più colpita. Altre piogge e temporali - continua ilmeteo.it - dalla Liguria raggiungeranno la Toscana, l'Umbria e il Lazio con un temporale anche a Roma alle 14''.

"Temporali e grandine e sul nordest potranno poi portarsi sulle Marche. Il maestrale violento irromperà sulla Sardenia. Le temperature durante i temporali saranno fino a 10°C più basse dei giorni precedenti. Da lunedì tornerà il sereno e il clima sarà più mite grazie ai venti di tramontana e di bora da Trieste verso le Adriatiche, e le temperature caleranno ovunque di 7-8°C riportandosi entro le medie''.

mercoledì 22 agosto 2012

Burrasca di fine agosto

ASCA) - Roma, 21 ago - Con l'arrivo della burrasca di fine agosto finalmente le campagne italiane troveranno un po' di refrigerio, scongiurando il pericolo roghi, che quest'anno hanno ridotto in cenere quasi 35 mila ettari, una superficie doppia rispetto al 2011. Ma se dal prossimo fine settimana ''Beatrice'' metterà fine alla prolungata siccità e all'allarme incendi, nei campi bisognerà tenere alta l'attenzione sul possibile rischio di dissesto idrogeologico, che può essere innescato dai temporali che seguono periodi di secca cosi' lunghi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

I 5375 roghi che dall'inizio dell'anno hanno imperversato sul territorio italiano, bruciando boschi e campi coltivati, -spiega la Cia - hanno creato un dannoambientale ed economico non indifferente per il settore primario. Basti pensare che dove è passato il fuoco, sono necessari diversi anni per ritornare alla normalità. Per un pascolo o per un campo coltivato bastano al massimo un paio d'anni, mentre per un bosco sono necessari almeno 4 o 5 anniper tornare alle condizioni pre-incendio. Per non parlare della quantità di Co2 che i roghi immettono nell'atmosfera (in media 3 e 4 milioni di tonnellate l'anno). Ora che il periodo di siccità sta per concludersi - spiega la Cia - dovrebbe essere scongiurato il pericolo roghi.

Ma con Beatrice l'alternarsi di situazioni climatiche estreme continuano. L'estate delle criticità climatiche, infatti, si appresta a chiudersi con violenti temporali previsti per l'ultimo finesettimana di agosto. Da una parte sicuramente la pioggia è una ''manna dal cielo'' per un settore piegato dalla siccità, che ha provocato danni per 1,2 miliardi di euro.

Dall'altra però l'alternarsi di situazioni climatiche estreme può creare ulteriori problemi in campagna. Un suolo per così lungo tempo stressato dalla mancanza d'acqua, infatti, puo' subire meccanismi di corrivazione, cioe' dimancato assorbimento delle acque e di torrentismo. Fenomeni che vanno necessariamente controllati e arginati. E' proprio nei momenti di criticita' climatica -afferma la Cia- che il ruolo dell'agricoltore si fa doppiamente importante: non solo produttore di beni primari, ma anche gestore e ''sentinella'' del territorio. Presidia i boschi e aiuta a contrastare la piaga degli incendi, con azioni di pronto intervento e di pattugliamento, e al tempo stesso monitora le condizioni del suolo nei campi, prendendo provvedimenti quando necessario.

venerdì 17 agosto 2012

Visto da Londra, l'euro è già una moneta-zombie

Chi trascorre il suo tempo ad analizzare la crisi del debito nell’eurozona, sa che c'è una domanda che gli viene posta in continuazione. Quando la moneta unica collasserà? La verità è che nessuno lo sa veramente. Potrebbe barcollare in continuazione per un altro decennio, da un summit europeo sulla crisi a un salvataggio d’emergenza.

Oppure potrebbe squagliarsi per fine mese, se alla Grecia dovesse essere rifiutata la terza tranche di aiuti e decidesse di uscire dall’euro. In realtà, un paio di mesi o un decennio non fanno differenza: perché per la maggior parte dei casi realmente importanti, l'euro è già morto. Perché non soddisfa più la maggior parte dei criteri di una valuta efficiente.

In questo momento, con la moneta che non è più vita ma ancora barcolla come uno zombie, l'euro sta scatenando il caos su più paesi d'Europa. Una volta smontato, i mercati di quei paesi potrebbero iniziare a recuperare, potenzialmente molto rapidamente.

Naturalmente l'euro appare ancora come una moneta. Ci sono banconote e monete, e si può ancora andare in un negozio di Amburgo, o in un caffè a Napoli, e ottenere beni in cambio, anche se con una certa quantità di mugugni. C’è una banca centrale, anche se non sembra avere un'idea molto precisa di quale sia il suo compito. E ci sono i sistemi di pagamento e i mercati valutari che lavorano come se l'euro fosse una parte vitale dei mercati finanziari globali.

Eppure, se ci pensate un po’ di più, l'euro non è una moneta in ogni senso della parola. Una moneta è solo in parte nella forma di banconote e monete. E’ anche un mezzo di scambio universalmente accettato, una riserva di valore nel tempo, e un modo di agevolare il commercio su lunghe distanze. Così la moneta si è evoluta nel tempo. Ma l'euro in realtà non soddisfa più tali criteri.

Prendete i tassi di interesse, per esempio. In Germania, i rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato sono meno del 2%. In Spagna sono vicini al 7%, e in Italia poco meno del 6%. E in Grecia? Meglio non chiedere. I rendimenti dei titoli di Stato contano, non solo per se stessi, ma perché segnano un punto di riferimento per il costo del denaro di tutta l'economia. In alcuni paesi non è possibile utilizzare l'euro per le importazioni a causa del timore che dracme o in lire possono improvvisamente sostituire l’ euro.

Ci sono già notizie secondo cui i commercianti di petrolio non vogliono fornire i clienti in Grecia. Perché no? Perché alla scadenza del pagamento, dopo sei mesi, potrebbero non essere pagati nella moneta che è stata oggetto della transazione, ma con una che vale molto meno. Lo stesso potrebbe presto essere vero per la Spagna.

E chi può biasimarli? Il petrolio è merce che si può vendere abbastanza facilmente in tutto il mondo. Perché vendere in un paese in cui vi è il rischio di non essere pagati, quando ci sono così tanti clienti alternativi?

Nel frattempo, il denaro fugge nei safe heavens, nei porti sicuri. Le agenzie immobiliari di Londra riferiscono che i telefoni squillano senza sosta, con ricchi possidenti dell’eurozona che vogliono comprare proprietà in cerca di un posto per parcheggiare la loro liquidità, e le case nella capitale britannica sembrano una scommessa sicura. Banchieri svizzeri sono annegati dal denaro contante in uscita da Italia e Germania. Chiunque abbia una ricchezza significativa vuole impiegarne una parte al di fuori dell’eurozona, perché sono preoccupati che la moneta un giorno possa implodere. Niente di tutto ciò succede in aree valutarie che funzionano. Fate un confronto con il dollaro Usa, che è davvero una moneta unica per gran parte di un intero continente.

Immaginate, per esempio, che una società in Alabama debba pagare tre volte di più il denaro rispetto a una del Maine, anche se fanno la stessa attività e hanno lo stesso merito di credito, solo perché una è nella parte sbagliata del paese. O che una società di Boston non possa importare automobili pagando in dollari, perché il fornitore di Detroit non accetta quel denaro. O che le persone in Texas acquistino case in California per proteggersi dalla potenziale rottura dell’ unione monetaria. Ben presto, l'economia degli Stati Uniti cesserebbe di funzionare. E comincerebbe a chiedersi se il dollaro sia ancora una moneta, in ogni senso.

Questa è la situazione nell’eurozona. L'euro ha ancora banconote e monete. Ma in quasi ogni altro senso, non è più davvero una valuta. Questo è più di un semplice punto semantico. E un punto che gli investitori devono cogliere. Quando una moneta smette di funzionare, i danni per l'economia sono immediati. Il commercio si interrompe. Gli investimenti vengono rinviati. Il capitale fugge. Molto rapidamente, la disoccupazione inizia a salire, e la produzione diminuisce. E’ esattamente ciò che sta accadendo nell’eurozona.

Questa parte della crisi, quando il sistema monetario cessa di funzionare in modo significativo, potrebbe essere il punto peggiore. Ma una volta che paesi come l'Italia e la Spagna ritornassero alla loro valuta, ci sarebbe un miglioramento molto rapido. Avere qualsiasi tipo di valuta che funzioni, anche se deprezzata enormemente di valore e senza molto rispetto nei mercati valutari, è molto meglio che non avere moneta del tutto.

Il rimbalzo delle economie dei paesi che hanno subito maggiormente l'euro-crisi sarebbe molto rapido. La maggior parte degli esperti prevedono caos, senza capire che il caos è quello che c’è ora. Nei fatti, quelle economie si riprenderebbero con forza non appena avessero una moneta di nuovo funzionante e così farebbero anche i loro mercati azionari. L'unica vera domanda è quando diventeranno così a buon mercato da tornare a comprare.

domenica 8 luglio 2012

Black out su web - Un mondo senza rete

Alcune persone sono preoccupate per la fine del mondo, quella profetizzata dai Maya; altre non saprebbero sopravvivere in una vita senza internet. Immaginare un mondo “offline” – esattamente com’era qualche decennio fa – rappresenta per molti una paura grandissima, una vera e propria apocalisse. E c’è chi la preannuncia per domani, lunedì 9 luglio 2012.

Si parla di un “black out” sul web. Centinaia di migliaia di computer dovranno dire addio ad internet. Saranno in molti domani ad essere esclusi dal word wild web. Sì, perché sono in molti i pc ad essere stati colpiti da un virus DnsChanger, la causa che scatenerà il disastro. Si tratta di un malware che cambia l’indirizzo Dns: praticamente il computer colpito naviga su un Internet manipolato da hacker, facendolo collegare su siti che non corrispondono a quelli che in realtà appaiono. Il virus, che ben si camuffa, ti riconduce sempre e solo su siti pirata.

Gli hacker, così, hanno preso possesso di ben oltre quattro milioni di computer in tutto il mondo, raggiungendo un guadagno di 14 milioni di dollari. Ma l’FBI non li lascia passare inosservati e, dallo scorso novembre 2011, annuncia di aver intercettato una centrale di hacker che opera dalla Russia agli Stati Uniti, passando poi anche per l’Europa. Ed è qui che scatta l’operazione antihacker dell’FBI, costretta a “ricomporre” il mondo di Internet dei computer infetti con la creazione di server alternativi che impediscono ai pc colpiti di navigare sul web pirata.

Ma si tratta di un provvedimento temporaneo: il tribunale di New York ha deciso che da domani i nostri computer non dovranno più essere protetti perché i siti pirata sono già stati bloccati e di conseguenza saranno in tanti ad assistere ad un blocco totale di Internet. Non si sa con esattezza quanti pc potranno essere colpiti dal blackout. Una stima della rivista specializzata PcWorld parla di 275mila computer ancora infetti in tutto il mondo, tra cui solo 45mila situati negli Usa. Numero abbastanza preoccupante per noi, dato che i pc colpiti in Asia e in Europa rappresentano la maggioranza, più di 200mila.

Come poter capire se il nostro pc è proprio uno di quelli che è stato colpito da questo malware? Grandi compagnie come At&T hanno messo a disposizione server di emergenza: bisogna collegarsi su un sito predisposto per l’occasione www.dcwg.org(la cui pagina italiana è curata da Telecom ed è raggiungibile da questo indirizzo), per scoprire se il nostro pc o il Mac è infetto o meno. Se il sito si illuminerà di verde vuol dire che il nostro computer è pulito, altrimenti significherebbe che questo disastro avrà colpito anche noi.

Quali sarebbero le conseguenze? Ormai siamo abituati ad essere sempre “on line”, connessi in mobilità e nelle strade delle nostre città e l’interruzione di molte connessioni nel mondo potrebbe recare realmente danni alla vita di oggi.

Se infatti prendiamo in considerazione i dati forniti dal social network più cliccato del mondo ci rendiamo conto di quanto il web sia importante oggi non solo come “svago” o per comunicare con i nostri amici, ma anche nel lavoro: Facebook, da solo, ha creato ben oltre 450mila posti di lavoro in America. Internet, in totale, ha creato 2.6 posti di lavoro, portando 
nelle casse dei Paesi del G-20 circa 2.3 trilioni di dollari: l’equivalente del PIL italiano.

martedì 15 maggio 2012

Le conseguenze della crisi greca in Italia



La Grecia è nel caos. E se dovesse lasciare l’euro? Ci potrebbero essere gravi ripercussioni anche in Italia. A poco più di una settimana dalle elezioni elleniche, continua a regnare l’incertezza. Il Paese è ancora alla ricerca di un leader e di un governo di unità nazionale. Si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile uscita di Atene dalla moneta unica, nonostante l’Eurogruppo tenti la strada della crescita. Ipotizzare gli scenari economici che il ritorno alla dracma potrebbe aprire negli Stati vicini e, quindi, anche in Italia, non è affar semplice.

L’ipotesi più probabile, fallita la girandola di incontri per formare un governo di identità nazionale, sembra il ritorno alle urne a giugno. I riflettori restano puntati sul suo futuro politico perché una dipartita ellenica da Eurolandia porterebbe, inevitabilmente, ad una fase di grande incertezza. Gli altri membri si allacciano le cinture di sicurezza: il ritorno alla dracma “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, sono state le parole di Per Jansson, numero due della banca di Svezia. Un’eventualità che potrebbe costare all’Italia “100 miliardi in un anno”, come ha prospettato il presidente del Fondo salva-Stati, Klaus Regling.

Se Atene dovesse davvero dire addio alla moneta unica, dovrebbe formalizzare a Bruxelles la scelta, magaria mercati chiusi. La Banca di Grecia convertirà i depositi, crediti e debiti in dracme. Il problema, tra i tanti, sarebbe il tasso di cambio, quello con cui Atene è entrata nell’euro, nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Ma gli analisti prevedono che alla riapertura dei listini, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Facile ipotizzare che i risparmiatori, terrorizzati, potrebbero fiondarsi a prelevare il denaro dai depositi bancari creando una crisi di liquidità spaventosa. E il Pil greco rischierebbe di crollare del 20 per cento, stando ai calcoli di alcune proiezioni del Tesoro. Ovviamente senza più poter contare sui 130 miliardi di aiuti promessi con il memorandum della Trojka.


martedì 24 maggio 2011

Mettiti in proprio (a rischio zero)

In che modo? Basta transformare la Rete nella tua sede di lavoro. Cosi azzeri le spese e dai via libera alla creatività. Come hanno fatto loro...
     
di Francesca Milano 
Nome in codice: wwworkers.
Tradotto: quelli che hanno sfruttato la Rete per inventarsi un lavoro o un nuovo mercato. Sul web c'è spazio per tutti, ma i settori più richiesti sono due: i servizi di consulenza (come wedding planner o personal shopper ) e la vendita online di prodotti tipici legati al territorio.

A oggi le professioni censite sono 212, ma ogni giorno qualcuno scopre nuovi modi per trasferire il proprio business online. Il 60% dei wwworkers sono donne. E lavorano tanto: 12 ore al giorno di media. C'è chi lo fa da casa, chi ha un ufficio o un laboratorio. Alla città preferiscono la provincia, dove la qualità della vita è alta, mentre il costo è basso. Investimento di partenza? Dipende dall'attività, ma in genere equivale al costo di un buon sito Internet e di una discreta attrezzatura. Si arriva a guadagnare dai 1.200 ai 3mila euro al mese. Sì, ma in quanto tempo? <<Servono dai 3 ai 5 anni perché l'impresa vada a regime>>, dice Giampaolo Colletti, autore di wwworkers. I nuovi lavoratori della rete (Gruppo 24 ore, 18 euro). <<All'inizio si guadagna poco, ma non bisogna farsi scoraggiare>>.

domenica 15 maggio 2011

Stress mentale: un lavoro precario è peggio della disoccupazione

La precarietà è uno dei mali del nostro secolo, ed anche se è un tema che riguarda il mondo del lavoro e la sfera sociale, come spesso accade in questi casi può arrivare ad incidere anche sulla salute mentale dei lavoratori. Un recente sondaggio effettuato in Australia, i cui risultati sono sicuramente paragonabili alla situazione italiana ed in generale Occidentale, ha una volta per tutte smentito l’assioma per cui è meglio un lavoro precario che nessun lavoro, almeno dal punto di vista della serenità. L’Università di Camberra ha sottoposto il sondaggio a 7.000 australiani, assegnando punteggi in base alla loro attività lavorativa (assunto a tempo indeterminato o precario o disoccupato, soddisfazione sulla paga, rapporto quantità di ore lavorative/stipendio, ecc.), ed ha valutato la salute psicologica dei volontari. Alla fine dei conti i ricercatori si sono così accorti che un lavoratore che passa dallo stato di disoccupato a quello di assunto a tempo pieno, guadagna 3 punti di salute mentale; al contrario uno che è disoccupato e passa ad un lavoro precario o sottopagato perde 5,6 punti, segno che se dal punto di vista del portafoglio la situazione migliora, da quello psicologico è un disastro. Lo studio serve per indicare la via nelle politiche lavorative che il Governo intraprenderà in futuro, ed in queste non si può far finta di nulla quando si parla di salute mentale della popolazione.

Stress da lavoro: l' UE impone attenzione

Quasi un terzo degli occupati in Italia, secondo l'Inail, si trova nella morsa dello stress da lavoro, ben oltre la media osservata in Europa (22%). Secondo un articolo comparso sul quotidiano la Stampa, basato su una ricerca condotta dall'Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, ridurre lo stress dell'ambiente lavorativo migliora la salute dei dipendenti ed estende i benefici economici e sociali ai datori di lavoro, in termini di soppressione di costi associati all'assenteismo.
La promozione della salute sul lavoro diventa quindi il nuovo imperativo per coordinatori e dirigenti. L'ente europeo sottolinea l'importanza della formazione e dei programmi per i datori di lavoro, soprattutto di quei corsi volti a sensibilizzarli sui segnali di stress che potrebbe affliggere il personale.
Limitando i fattori di stress, collaboratori e impiegati riuscirebbero a gestire al meglio le proprie mansioni, con effetti positivi sulla motivazione e sulla produttività. In più, il rendimento economico e il risparmio a lungo termine non riguarderebbe soltanto le aziende impegnate nella lotta contro lo stress, ma anche il sistema della sanità e, indirettamente, lo Stato.
L'Europa obbliga a misurare lo stress, dal 1/1/2011 infatti bisognerà valutare i rischi di stress da lavoro, come ribadito nella circolare del 18 novembre scorso, diffusa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, non solo è un obbligo del datore di lavoro, ma è anche un'attività che condiziona qualsiasi intervento di tipo organizzativo e gestionale in azienda che deve comprendere 'tutti i rischi' per la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, compresi quelli 'immateriali' come lo stress lavoro-correlato.
Chi non garantirà ai dipendenti un ambiente lavorativo il più possibile esente da situazioni stressanti continuate e rischiose per la salute sarà punibile dal codice penale.

Salute: caffe' doping' mentale in momenti stress

Alla prossima riunione di lavoro, occhio a cosa stanno bevendo i vostri colleghi. Secondo uno studio studio della Bristol University (GB), infatti, bere caffè migliora la prontezza della mente femminile nelle situazioni stressanti. Un 'doping mentale' che pero', per l'altra metà del cielo, ha l'effetto opposto: manda infatti letteralmente in crisi gli uomini. Insomma, sorbire un cappuccino o mandar giù un espresso migliora la performance femminile nei momenti delicati. Ma le stesse bevande alterano la memoria maschile e rallentano il processo decisionale. Una ricerca che, notano gli studiosi britannici, puo' avere riflessi importanti. "Molti meeting, inclusi quelli in cui vengono prese decisioni militari o o politiche, sono probabilmente a dominanza maschile - spiega la psicologa Lindsay St. Clare - Dal momento che la caffeina è la sostanza stupefacente più consumata al mondo, le implicazioni globali" della ricerca sono enormi. I ricercatori volevano capire cosa fa il caffè al corpo quando questo è sotto stress, come ad esempio durante una riunione molto delicata. Così sono stati 'arruolati' 64 uomini e donne, divisi in coppie dello stesso sesso. Ognuna doveva completare una serie di compiti, inclusi negoziati, puzzle, sfide di memoria. A uno dei componenti delle coppie è stato dato caffè decaffeinato, mentre l'altro beveva una tazza con una ricca dose di caffeina. Così si è visto che la performance maschile nei test di memoria era notevolmente alterata dal caffè 'vero', e anche il tempo impiegato per completare i puzzle si allungava (in media di 20 secondi) rispetto a quello dei 'colleghi' armati di decaffeinato. Per le donne, invece, la tazzina si è rivelata un potente alleato, come si legge sul 'Journal of applied Social Psychology'. Le volontarie, in particolare, hanno finito il puzzle ben 100 secondi prima con l'aiuto della caffeina.

domenica 9 gennaio 2011

Ufficio Relazioni con il Pubblico - Modica

Nomadica e il clandestino insieme per l' avvio del progetto “I VOLTI DEL PRIMO MARZO – Voci da un’altra Italia ”

Marota&Cafiero

Un lunedì di marzo, tiepido perché riscaldato da un raggiante solo siciliano: uomini, donne, bambini, studenti, lavoratori, corpi che si muovono tra le strade dell’isola, da Siracusa a Catania.
E’ una manifestazione…è il primo marzo dei migranti che vivono e lavorano in Italia.
Lo sciopero, il grido di protesta e di aiuto, le storie, la quotidianità, raccontati nell’arco di ventiquattro ore, dalle prime luci dell’alba alla notte.
Una giornata che i lavoratori migranti hanno deciso di prendersi, dopo aver subito molteplici imposizioni.
Francesco Di Martino, Giuseppe Portuesi, Giorgio Ruta, Massimiliano Perna e Rosario Cauchi descrivono, tra le pagine di questo lavoro, fatto di parole ed immagini, una giornata dedicata all’altra Italia: quella che non occupa gli spazi televisivi, quella che si muove con discrezione, quella che accetta “i lavori che gli italiani non vogliono più fare”, quella che si sveglia di notte per 20 o trenta euro.
Una manifestazione illustrata andando anche oltre le strade che ha attraversato, con approfondimenti generati dalla cronaca e dalle inchieste che interessano o hanno interessato, direttamente e indirettamente, i migranti che continuano a scegliere la Sicilia per rifarsi un’esistenza, per avere un lavoro, per conquistare uno stipendio.
Il tentativo di ricostruire una dimensione, troppo spesso occultata da una penombra talmente opprimente da imporre il silenzi anche a chi decida di dire basta e di richiedere gli stessi diritti riconosciuti agli altri italiani.
Il testo, insieme al progetto che ne sta alla base e che voi stessi potete sostenere diventandone co-produttori, contiene la cronaca, narrata e fotografata, di quel primo marzo del 2010 e di tante altre storie d’immigrazione…..
L’altra Italia, quella che non viene raccontata ma che esiste e chiede dignità.

Etichette

6 (1) acqua (1) administrative (1) affari (1) agricoltura (1) anatomia (1) ancorato (1) architettura (1) aria (1) attività (1) autonomo (1) autostrade (1) azienda (2) banca centrale (1) banchieri svizzeri (1) banconote e monete (1) benefici (1) bianco (1) biglietti dei mezzi (1) bioterapia (1) black out su web (1) borsa (1) caffè (1) calamità (1) campagna (2) campagne italiane (1) campionati regionali di calcio (1) carta prepagata per acquisti (1) catene (1) cellule (1) cervello (1) chiave per il successo (1) circolazione (1) città (1) cliente (1) colazione (1) collaborazione (1) coltivati (1) commercianti (1) commercio (1) computer (1) comune (1) conclusioni (1) contanti (1) corriere (1) costa giapponese (1) costa orientale (1) creatività (1) creazione di server (1) credito (3) cultura (1) dati forniti dal social network (1) debiti (1) debito (1) decennio (1) decisione (1) design del marchio (1) dipendenti (1) diritto di lavoro (1) disastro (1) disegni (1) disoccupazione (1) ecologia (1) economia (1) economia europea (1) elettronica (1) energia (1) epicentro (1) esclusivita (1) esercito (1) essential (1) essenziale (1) fabbrica (1) famiglie (1) fenomeni previsti (1) ferrovie (1) fertilità (1) finanziamenti (1) finanziaria (1) fiocchi bianchi (1) fisiologia (1) fondazione (1) giochi (1) giornali (1) governo (3) grande neve (1) gruppo (1) guadagni (1) guadagno (1) hacker (1) il settimo (1) immagini (1) impegno (1) impiegato (1) impresa (1) industriale (1) informatica (1) informazione (1) integrazione (1) interessi (1) investimento (1) iPad (1) iPhone (1) isola (1) l'estate delle criticità climatiche (1) l'evasione fiscale (1) l'evoluzione dei marchi nel tempo (1) l'impresa (1) l'incidente (1) l’operazione antihacker (1) la crisi (1) lavoro (1) legale (1) lire (1) lo studio (1) manna dal cielo (1) mappa (1) mastercard (1) media (1) mediterraneo (1) memoria (1) menager (1) mercati finanziari globali (1) mercato (1) meridionali (1) mestieri (1) meteorologo (1) microsoft (1) mondo (1) mondo offline (1) moneta (1) moneta elettronica (1) negozi (1) nordest (1) note quotidiane (1) nucleare (1) oggetto (1) onorario (1) opera (1) operaio (1) ore lavorative (1) pagamento col bancomat (1) pericolo (1) periodo (1) personal (1) pioggia (1) più forte e ultimo anticiclone di quest'estate (1) ponti (1) popolazione (2) porto (1) potenza (1) precipitazioni (1) prestiti personali (1) prestito (1) produttività (1) produzione (2) professione (1) progetto (1) programmare (1) protege (1) proteine (1) protezione bassa (1) provincia (1) psicologia (1) pubblicità (1) rapporto (1) rapporto alle potenzialità (1) rata (1) refrigerio (1) regione (1) regioni centrali (1) regioni più infuocate (1) relazione con il pubblico (1) relazioni (1) restyling (1) ricchezza (1) richiesta di lavoro (1) rivoluzione economica (1) scuadra (1) settore (1) settore piegato dalla siccità (1) sfondo (1) sigarette (1) sisma (1) sistema (1) sistema nervoso (1) siti pirata (1) situazione (1) situazioni climatiche estreme (2) snack (1) soccer manager (1) soccorso (1) social network (1) sociale (1) società (4) soluzioni (1) speculazione finanziaria (1) statistica (1) strade (1) stress mentale (1) subordinato (1) successione (1) superiore (1) tecnologia (1) temporali (1) terra (1) terremoto di magnitudo 7 (1) traffico (2) transazioni (1) trasporto (1) tsunami (1) ufficio entrate (1) unione monetaria (1) ustione (1) valuta (1) venti meridionali (1) viaggi (1) violenti temporali (1) virus dnschanger (1) vita (1) vittime (1) volontariato (1) vulcano (1) web pirata (1) windows 8 (1) word wild web (1) zone (2)